Nessuno sconto da parte di Alessandro Di Battista nei confronti di Giorgia Meloni. Ecco l’attacco arrivato in diretta tv.
Clima acceso a ‘DiMartedì’, il programma di approfondimento politico condotto da Giovanni Floris su La7. Nella puntata, tra gli ospiti Alessandro Di Battista, Antonio Di Bella e Antonio Padellaro, il confronto si è concentrato su diversi temi dell’attualità politica, dalla manovra economica del governo Meloni ai finanziamenti per la scuola, passando per le spese destinate al riarmo. A distinguersi per la durezza delle critiche alla maggioranza (e alla Meloni) è stato soprattutto l’ex esponente del Movimento 5 Stelle, reduce, per altro, dal delicato racconto dell’operazione salvavita subita.

Alessandro Di Battista durissimo con il Governo
Di Battista ha contestato le priorità economiche dell’esecutivo, prendendo di mira anche l’iniziativa delle targhe personalizzate, difesa dal ministro Matteo Salvini. “Il governo non ha più una lira e si inventa la buffonata delle targhe personalizzate”, ha dichiarato, mettendo a confronto le risorse destinate all’Ucraina e quelle previste per alcune categorie di lavoratori italiani.
“Il governo Draghi e il governo Meloni, insieme, hanno dato all’Ucraina come sostegno finanziario di armamenti in totale venti miliardi di euro e nell’ultimo decreto a sostegno dei lavoratori e degli agricoltori, dei pescatori italiani e degli autotrasportatori la Meloni ha invece messo 107 milioni di euro, cioè veramente una mancetta”, ha affermato.
L’affondo e la prospettiva del voto anticipato
Nel mirino anche i costi dell’iniziativa sulle targhe: “Li voglio vedere i cittadini italiani a spendere 300 euro per mettere la targa personalizzata sul motociclo o fino a 1.000 ho letto per le automobili”. Secondo Di Battista, il governo avrebbe evitato di reperire risorse dove effettivamente disponibili e potrebbe avere difficoltà anche a sostenere la prossima manovra finanziaria. Da qui la previsione che Meloni possa voler anticipare il ritorno alle urne. “Per me vogliono andare al voto prima possibile, perché difficilmente avranno i soldi per fare l’ultima manovra finanziaria, quella che nella testa della Meloni all’inizio del suo mandato le avrebbe consentito di tentare di rivincere le elezioni. La situazione, insomma, è sotto gli occhi di tutti ed è difficilissimo sopravvivere oggi in Italia”, ha detto Dibba.
L’ex parlamentare ha poi spostato l’attenzione sui tagli alla scuola pubblica e sui finanziamenti agli istituti paritari. “In un momento in cui i giovani vedono pregiudicato il diritto allo studio la Meloni taglia sulla scuola pubblica, però mantiene il finanziamento alle scuole paritarie”, ha osservato.
Infine, richiamando l’articolo 33 della Costituzione, ha contestato l’utilizzo di risorse pubbliche per gli istituti religiosi: “Ad un istituto religioso io non darei mai i soldi. Si finanziassero con le rette che pagano gli studenti e non con i soldi pubblici, non con i soldi dello Stato”.